8) L’era dell’oralità secondaria

I media elettronici e cultura orale: mistica partecipatoria, senso della comunità, concentrazione sul momento presente, utilizzo di formule, modalità conoscitive di tipo percettivo, analogico e olistico, pensiero diffuso e orientato all’associatività.

Al di là delle teorie sull’influenza sociale dei media, che testimoniano l’interesse e la preoccupazione di un’epoca che non ha ancora metabolizzato rilevanti innovazioni nelle tecnologie della comunicazione che già si ritrova, suo malgrado, ad affrontare altre ed altrettanto rilevanti evoluzioni (quella digitale, il computer e quella telematica, la Rete), si riscontrano, nella prospettiva storica fin qui condotta, elementi che spingono certi autori a riflettere sulle differenze tra culture basate sull’oralità e culture basate sulla scrittura e a considerare la cultura elettronica come una oralità di ritorno, una oralità secondaria.

Scrive ad esempio Ong:

Solo ora, nell’era dell’elettronica, ci rendiamo conto delle differenze esistenti fra oralità e scrittura; sono stati infatti le diversità fra i mezzi elettronici e la stampa che ci hanno reso consapevoli di quelle precedenti tra scrittura e comunicazione orale. L’era elettronica è anche un’era di oralità di ritorno, quella del telefono, della radio, della televisione, la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa1.

La fase più recente della storia della comunicazione, la fase dell’oralità secondaria, dominata dagli strumenti della tecnologia elettrica ed elettronica (il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione), che hanno radicalmente trasformato i criteri di scambio delle informazioni producendo eccezionali conseguenze in tutti i settori della società e della cultura, ha, secondo l’autore,

sorprendenti somiglianze con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e persino per l’utilizzazione di formule. Ma si tratta di un’oralità più deliberata e consapevole, permanentemente basata sull’uso della scrittura e della stampa, che sono essenziali per il funzionamento delle attrezzature, nonché per il loro uso. L’oralità secondaria è molto simile, ma anche molto diversa da quella primaria. Come quest’ultima, anche la prima ha generato un forte senso comunitario, poiché chi ascolta le parole parlate si sente un gruppo, un vero e proprio pubblico di ascoltatori, mentre la lettura di un testo scritto o stampato fa ripiegare gli individui su di sé.

E’ quindi una oralità che si fonda sulla scrittura ma, analogamente alla cultura orale primaria, si muove in direzione di un maggior coinvolgimento, di una maggiore, anche se fittizia, partecipazione.

Da un punto di vista cognitivo si rileva invece come i media elettronici implichino, nelle loro modalità fruitive, brainframes diversi rispetto alla lettura di un libro; l’audiovisivo, ad esempio induce l’occhio ad attraversare l’immagine con sguardi diffusi, a registrare il materiale informativo in una

«memoria di transito continuamente rinnovata»

ed implica una modalità conoscitiva di tipo percettivo, analogico e olistico; la lettura alfabetica avanza invece analiticamente secondo la linea stabilita dal testo ma con la possibilità di soffermarsi e di ritornare indietro e richiede un impegno di rielaborazione simbolica più complesso; diverso è anche il grado di focus mentale richiesto: un focus alto, con il quale si affronta di solito la lettura, implica un’attenzione alta, una consapevolezza mirata, un tipo di pensiero più razionale, analitico e penetrante, mentre un focus basso, presente normalmente durante la fruizione audiovisiva, si accompagna ad una maggiore rilassatezza e ad un tipo di pensiero più diffuso e orientato all’associatività.

note

1) Walter J. Ong, Oralità e scrittura, Milano, Il Mulino, p. 21.

2) Walter J. Ong, Oralità e scrittura, Milano, Il Mulino, p. 191

3) Antonio Calvani, I nuovi media nella scuola, cit., p. 23.

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